1. Vivo sul fiume

    Due anni fa in questo periodo si era già alla ricerca del luogo dove emigrare da lì a poco.  Non ricordo più bene il mio sentire dell’epoca, probabilmente consumato tra il desiderio di andarmene e quello di non volere lasciare amici e famiglia.  Che poi nei quindici anni a Milano me l’ero costruita, la mia seconda famiglia — senza bisogno di matrimoni o di figli.

    Due anni dopo, per dirla con i Clash, vivo sul fiume.  E quello sento ogni sera, sotto la finestra.  Spesso con il vento, e meno frequentemente di quanto ci si aspetti, con la pioggia.

    A differenza dello scorso anno, in cui un forte smarrimento durato mesi mi ha fatto vacillare pesantemente e mettere in discussione alcune scelte, ora sto costruendo.  C’è una discreta parte di me che è in armonia con quello che ho attorno, e sono certo che la fatica degli ultimi dodici mesi sia contata.

    Non fantastico più di altri luoghi (non è vero, ma almeno sono diventati pensieri saltuari) e non sono più ossessionato dal senso di fallimento.  

    Eppure.

    Eppure percepisco un silenzio che a volte suona molto profondo. Non lo so neppure descrivere, è come se andarsene mi abbia riportato indietro negli anni, per via del dovere re-imparare quasi tutto, la lingua, gli usi, le abitudini, la cultura locale eccetera.  Questo tornare indietro deve avere toccato una corda sopita.  E temo mi manchi di nuovo qualcosa.

    Eterno moto verso una sottile insoddisfazione, come Morrissey andava dicendo vent’anni fa: non ce la fai se non hai quel fastidio e quel senso di carenza che ti fa spostare avanti o indietro.

    Non bramo per forza avere amici in Gran Bretagna, anche se non li schiferei.  Non sono fissato sull’idea di conoscere gente qui.  I britannici sono tendenzialmente molto civili, piuttosto onesti e gentili.  Ma tendono a tornare a casa la sera e poi li rivedi quando li rivedi.  Hanno le loro cose, le loro persone, le loro storie.

    E queste storie e queste persone, inutile girarci attorno, non ti includono.  Da diversi anni non cerco nuovi amici sul posto di lavoro — anche se a volte loro trovano me — eppure al primo anno in UK ho conosciuto diverse persone nitidamente belle.

    Eppure.

    Eppure per quanto belle possano essere o essermi sembrate, ognuno a casa sua.

    Lo accetto, ed è una delle cose dell’emigrare — almeno per quanto riguarda la mia esperienza personale.  Riassumendo: emigrare non è facile, neanche quando ti sei abituato e guardi la tv senza sottotitoli.

  2. (Source: alejandrogzr, via geekydisco)

  3. I know that, when teens and younger people go see the Tim Burton remake (which is not great, btw), there are going to be many who overpraise it and say that it is much better than the original. You would have to be mentally handicapped to honestly believe so.

    User review on Amazon, about Planet of the Apes (the original)

  4. Quit the meat

    A month ago I quit eating meat. I still have fish, so I don’t really know if this decision makes me a vegeterian or not.

    I’ve never been a huge meat consumer, so I’m not feeling like deprived or such. But I keep thinking about the reasons, and how I didn’t feel the urge to talk about this choice.

    Since I was a kid I didn’t feel attracted by eating meat, or fish (despite being raised in a seaside town). I can easily remember my disgust every time I had meat in my meals. Then I almost “learnt” to appreciate it. I can suppose I’m not a natural born meat lover.

    I’ve always loved animals: so as far as I remember, I feel an awkward feeling about eating animals. I accepted everything under the thought “that’s what I need to survive”.

    Almost four years ago I started feeling randomly bad after eating meat. Sometime uneasy, sometime a tummy ache. This thing got worse in time. Last year I just put a lot of attention to this, finding out every time I had meat, I felt some sort of pain.

    And, yes, there’s all that thing about how the West handles the meat food chain and stuff.

    So here we are. I just quit. And yes, now I can go to the farm near the corner, rub a pig’s back without that awful feeling.

    Actually I never rub a pig’s back.